La Grande Bellezza note di sala

FrancescoDillon-_©giorgiocottini-8

Per chi ce l’ha chiesto, per chi avrebbe voluto, per chi se avrebbe voluto, ma non ha osato chiedere. Ecco svelato il programma del concerto di sabato 17 gennaio a Monza, ecco il programma di sala de  “La grande bellezza” per violoncello ed elettronica, Teatrino della Villa Reale di Monza, sabato 17 gennaio 2015.
A cura di Elena Abbado
FrancescoDillon-_©giorgiocottini-8
Nel programma eseguito da Francesco Dillon lo scorso 17 gennaio al Teatrino della Villa Reale di Monza si è avuta una dimostrazione della versatilità e ricchezza del repertorio violoncellistico contemporaneo, in particolare con un’occhio di riguardo agli autori anglo-americani. Il programma nasce dall’esperienza e dalla continua ricerca sonora, infatti, eccezione fatta per Anna Clyne, tutti i compositori eseguiti hanno avuto una lunga collaborazione professionale con l’esecutore.
Nel primo brano Psalms di Justé Janulyté, Dillon ci presenta il mondo sonoro di una giovane compositrice lituana, ma da anni residente in Italia, allieva, tra gli altri, di Luca Francesconi. La Janulyté (1982), che ultimamente ha riscosso molti successi internazionali con la sua opera Sandglasses per quattro violoncelli ed elettronica, dedica a questo strumento particolare attenzione, proprio perché ricorda, nella sua estensione, la voce umana. “Psalms” è anch’esso un pezzo per violoncello ed elettronica scritto nel 2010 appositamente per Francesco Dillon e da lui eseguito già nei maggiori festival di musica contemporanea. La scrittura della compositrice si caratterizza per uno stile netto, definito da lei stessa “monocromatico” perché formato da quasi impercettibili pennellate di bianco su bianco. Probabilmente il più raffinato brano tra i quattro presentati, il meno spettacolare, il più difficile da capire. Un salmodiare melopee interrotte e scandite da multiple layers, elettronici e non, che ricorda una preghiera laica e allo stesso tempo un canto ancestrale.
Anche il secondo pezzo Fits+Starts del 2003, è di una giovane compositrice inglese, Anna Clyne (1980), scritto quando aveva solo ventitre anni, ma già prova di un mondo sonoro estremamente compiuto e caratterizzante. Vediamo un massiccio uso dell’elettronica, coniugato, allo stesso tempo, con un gioco tra accenti pop e sonorità neo barocche (l’insistente loop del del clavicembalo registrato nel nastro per tutto il pezzo).
Con Curve with plateaux di Jonathan Harvey (1939-2012) entriamo nella seconda parte del programma, dedicato a due opere più complesse delle precedenti sia per forma che per durata. In questo brano del 1982 troviamo l’unico pezzo di repertorio contemporaneo dell’intero concerto e anche l’unico a non avvalersi dell’uso dell’elettronica, ma dedicato al solo violoncello. Esso rappresenta oggi, a due anni dalla morte del compositore, un vero e proprio “classico” contemporaneo per questo strumento. Francesco Dillon ha personalmente collaborato con Harvey il quale ha seguito e approvato la sua interpretazione di Curve with plateaux.
Nell’intento dell’autore c’è la volontà di rappresentare con questo pezzo un percorso mistico in cui il titolo ne dà già una descrizione: Curve with plateaux indica infatti l’andamento melodico composto da momenti “curvi” riconducibili al viaggio interiore del compositore, e a dei “plateaux”, ossia a momenti lineari, di conoscenza, a cui seguono di nuovo “spostamenti”, così da costituire un alternanza di fasi spirituali, ed in cui Harvey ha riportato la sua approfondita esperienza buddista.
È con Word to come (2003) di David Lang, che il nostro viaggio si conclude, ma da cui la collaborazione tra la stagione Lampi di Musicamorfosi e Francesco Dillon ha avuto inizio. Il brano è infatti stato scelto da Paolo Sorrentino, insieme a I lie (per coro femminile), per far parte della colonna sonora del film-consacrazione “La grande bellezza”. Il compositore americano David Lang (1957) è sicuramente il più noto al grande pubblico dei quattro eseguiti, anche perché vincitore del Premio Pulitzer nel 2008. Nel suo brano in quattro parti Word to come per violoncello e otto tracce preregistrate, esplora l’immagine riflessa del suono del singolo strumento che viene moltiplicato e variato grazie all’aggiunta di otto ulteriori linee di violoncello, tutte incise anch’esse dallo stesso Dillon. L’effetto è quelli del sasso che cade nello stagno andando a formare una danza di perfetti cerchi concentrici, ma allo stesso tempo diversi dalla loro matrice.

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